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Intervista al campione Italiano 2014 Armando “Armandinho” La Rocca

Ecco una bella chiacchierata con il campione Italiano 2014. L’intervista è a cura di Nicolò “Nikooe” Rossetto, un grosso grazie a entrambi!!!

1) Parlaci un po di te! (Come ti chiami, cosa studi, personalità etc…)

Mi chiamo Armando La Rocca, ho 19 anni e sono di Napoli ma da pochi mesi abito a Padova per studiare ingegneria meccanica. Adoro viaggiare, adoro conoscere persone, ascoltare musica, adoro condividere passioni.

Non sono niente di speciale, sono uno come tanti, forse con troppi capelli e con una passione per questo oggetto…Lo Yoyo.

2) Come e quando hai conosciuto lo yoyo?

Gioco con lo yoyo dal 2006.
Con i miei genitori e mio fratello (Vittorio) andammo a Mirabilandia per trascorrere felicemente le feste pasquali; ricordo perfettamente che una sera io e mio fratello eravamo nei pressi di Ravenna, quando trovammo un negozio dell’Upim, entrammo ed andammo subito nel reparto dei ragazzi, e lì mio fratello fu interessato subito da un oggetto, qualcosa che a quel tempo non avremmo mai pensato che potesse essere il cambiamento radicale per le nostre vite, al tal punto che quando venne da me, mostrandomi questo Yoyo, dissi: Lascia stare, è inutile che lo compriamo.
E lui disse: Fidati. Si possono fare tante cose.

E da lì, una volta tornati a casa, lui fu subito interessato allo yoyo, rispetto al sottoscritto, al tal punto da riuscire a trovare l’associazione Italiana di Yoyo, Yoyomaniacs, subito dopo acquistó diversi yoyo sugli shop online, e la sua passione crebbe di molto.

Vedendolo interessato molto a questo giocattolino, la curiosità mi spinse a voler entrare in questo mondo che a quel tempo sembrava un pò troppo semplice, non sembrava nulla di che, fin quando non conoscemmo Giuseppe (Peppoyoyo) e Simone (Sim1), al tempo giocatori molto più bravi di noi, e la nostra amicizia ci legò subito, così facendo, loro andarono ai nazionali del 2007 a Cormons, mentre io restai a casa.
Ricordo perfettamente quel giorno, mi pentii cosi tanto di non essere andato, che mi allenai con tutto me stesso per imparare, e partecipare ai nazionali che si sarebbero tenuti nel 2008.

3) Cosa puoi dirci della tua carriera da yoer?

Il 2008 è stato il mio primo nazionale, precisamente a Bologna, probabilmente è stata l’esperienza che ha cambiato letteralmente la mia vita, e non lo dico tanto per dire, è un qualcosa che mi ha lasciato il segno, entrare lì, in quella sala enorme, con oltre cento persone, tutte a lanciare il proprio yoyo, a ridere, a scherzare, a scambiarsi trick a vincenda.
Guardai mio fratello e dissi:
“Non ho mai visto nulla di così bello.”
E’ stato amore a prima vista.

Ero lì, non tanto per giocare, per fare il mio primo contest, ma per conoscere tutti, persone che mi hanno voluto bene sin dal primo momento, come Carlo Alberto Menon, passai tutto il tempo a rompergli le scatole per insegnarmi qualche trick, per non parlare di Lorenzo Sabatini, il mio giocatore preferito di sempre, mi sono sempre ispirato a lui, ma non solo nel modo di giocare, ma proprio nel modo di essere, è una delle persone più belle d’animo che io abbia mai conosciuto. Questi sono soltanto i primi nomi che mi vengono in mente, potrei fare una lista di nomi, come Chele, Siminitto, Peppo, Simone, Nikooe, Iced, Danny, vorrei poterli nominare tutti, ma starei qui giorni e giorni. Ho voluto bene a queste persone sin dal primo giorno, perchè prima ancora di conoscerci, noi condividevamo già qualcosa, ed era la passione per lo yoyo.

E proprio come quel 2008, non ho mai smesso di partecipare ad un nazionale in tutti questi anni.
Per la mia carriera di Yoer, il momento che mi ha letteralmente concesso di fare il salto di qualità è stato il mio primo Europeo.

Nel 2010, mio fratello (si è sempre merito suo) decise di portarmi al primo contest europeo di yoyo, tenutosi a Praga, e lì non è stato soltanto il mio primo contest europeo, ma il mio primo viaggio fuori italia, ho avuto modo di conoscere posti mai visti prima, di parlare con persone solo ed esclusivamente in inglese, ho avuto la possibilità di vedere con i miei occhi i giocatori che ho sempre visto e rivisto attraverso lo schermo di un pc.
E’ stato lì che la mia vita è letteralmente cambiata.

Mia mamma ogni qual volta che si trova a parlare con qualcuno è sua consuetudine dire che quell’esperienza, quel giorno che diede la possibilità a me e mio fratello di andare a Praga per gli europei di yoyo, è stato il giorno che lei ringrazierà per sempre.
Probabilmente è stato il giorno più bello di tutta la mia vita.

4) Era da molto tempo che ambivi a vincere i nazionali: cos’è per te ora essere il Campione Italiano 2014?

Sono pochi gli obbiettivi che mi sono preposto nella mia vita, e questo era uno di quelli.
Probabilmente non c’è mai stato un giorno in tutti questi anni, dove non ho desiderato di vincere questo titolo, e allo stesso modo non è mai esistito un giorno dove non ho lanciato uno yoyo.

Per me vincere i nazionali non è mai stato sinonimo di competizione, non ho mai e poi mai nutrito invidia o risentimento nei confronti di un giocatore che come me ha ambito per anni nel vincere i nazionali di yoyo, per me questo titolo significa altro.
Quando sali sul palco, non esiste niente, non sei li per fare una gara con altri, non sei li per dimostrare chi è il più forte, chi riesce a lanciare lo yoyo ad occhi chiusi con la mano piegata dietro la schiena, non è questo, almeno per me, non è nulla di tutto questo.

Personalmente lo yoyo è un qualcosa che riesce a tirare da dentro di me la voglia di dare il massimo, è un qualcosa di assurdo, ho quasi difficoltà a descrivere ciò che sento, perchè in quel momento ci sei solo tu, con quell’oggetto in mano, e non appena la musica inizia dimentichi totalmente di essere su un palco, sei in uno stato di totale assenza, e non puoi far altro che lanciare e mostrare a te stesso che sei li per te e per nessun altro, hai la possibilità di dare libero sfogo alla tua anima, a ciò che senti, descrivendo quello che è il tuo carattere attraverso un gesto, un passo, un sorriso, tutto questo è legato solo ed esclusivamente a noi stessi, e stare su quel palco, è l’unico modo che mi permette di essere me stesso.

Vincere il titolo è relativo, è un qualcosa che puoi desiderare, ma quello che è veramente importante, è vincere se stessi, accettarsi per quello che si è, accettare le sconfitte, superarle, ed impegnarsi a fondo per ottenere ciò che si vuole, nonostante i propri limiti, nonostante le proprie difficoltà, l’importante è continuare a lanciare, continuare a sognare, e queste non sono parole dette al vento, non sono cose dette per far bella figura, queste sono cose che penso, sono cose che ho continuato a pensare tutti i giorni, dal primo momento che sono salito su quel palco, fino a pochi mesi fa, dove ho realizzato il mio sogno…e non era quello di essere il campione, ma di dimostrare a me stesso, che la mia passione ed i miei sacrifici, i mesi prima di una gara, dove ti ritrovi a provare tutti i giorni, ad innervosirti perchè durante il corso della giornata non sei riuscito a chiudere un trick, a lavarti le mani dal sangue, perchè si, ci sanguinano le mani, cambiare cordini, pulire cuscinetti, siliconare alla perfezione gli yoyo, prepararsi psicologicamente e fisicamente a quel giorno che aspetti da un anno, cercare di controllare l’ansia fino alla fine, pur di salire su quel palco, e dimostrare che per tutto questo ne è valsa la pena; e anche se hai tentato per tanti anni, e anche se per la terza volta di seguito finisci ancora terzo posto, sei pronto a rifarlo ancora, ancora ed ancora, fino alla fine.

Ho fatto questo per oltre 6 anni e non ho mai avuto l’intenzione di smettere.

5) Quali sono gli eventi e gli episodi relativi al mondo dello yoyo che ti sono rimasti più impressi?

Beh sono tanti gli episodi, dovrei raccontarvi 7 anni di vita.
Potrei raccontarvi di Italia’s Got Talent, o del day after all’europeo del 2013, oppure di quando Ciccia vinse il 4A agli europei, ma vorrei raccontarvi di uno in particolare.
Qualche anno fa conobbi un ragazzo, Marco De Lucia, un ragazzo di Salerno, li mi sono reso conto di tante cose, troppe cose, e probabilmente se dovessi dire grazie a qualcuno lo direi a lui.

Non ho mai conosciuto un ragazzo con un cuore grande come il suo, una persona che nonostante le sue difficoltà fisiche, si è impegnato dal primo momento per imparare a lanciare lo yoyo, e lancio dopo lancio, giorno dopo giorno, ha avuto il coraggio di salire su quel palco, di dimostrare a tutti e sopratutto A SE STESSO che è lui il campione, perchè al di la di qualsiasi difficoltà lui desiderava vincere quelle che per lui erano ostacoli … e diamine, ci è riuscito come nessun’altra persona avrebbe potuto fare.

Marco De Lucia è stata una delle mie più grandi fonti di ispirazione, non solo nello yoyo ma anche nella vita e sono sicuro che continuerà ad esserlo sempre.
Grazie Marco.
Sei un mito.

6) Cosa puoi dirci invece delle persone (giocatori, non giocatori, italiani e non) che ti ispirano maggiormente a livello di gioco o anche solo per il supporto morale?

Il mio primo giocatore a cui mi sono ispirato e sicuramente Lorenzo Sabatini, il Valentino Rossi dello Yoyo, come si fa a non adorarlo?
Tanto che ero incantato dal suo modo di giocare, ricordo che il mio primo nazionale lo tormentai con domande su domande, ti chiedo ancora scusa Ciccia XD

Per quanto riguarda giocatori stranieri, mi ha sempre fatto impazzire Jensen Kimmitt, Vashek, ultimamente sto apprezzando molto Iori Yamaki e Chia.
Per quanto riguarda il sostegno morale ho avuto tante persone, veramente tantissime persone che hanno sempre creduto in me, a partire dai miei genitori, mio fratello, Chele, Danny, Iced, tutte persone magnifiche i quali sono stati felici di vedermi campione.

7) Yoyo preferiti e setup di gioco (tipo di corda, lunghezza ecc …)

Nell’ultimo anno mi sono innamorato del Gauss, uno yoyo ancora (purtroppo ) prototipo di Mencamagik, sperando che un giorno possa essere definitivo, perchè davvero è uno yoyo che può competere con i migliori YYR che attualmente girano per il mondo tra le mani dei campioni orientali.
Anche se attualmente gioco tutti i giorni con l’ultimo prodotto della Oxygene, davvero fantastico.

Come cuscinetti, utilizzo i kk con una gola al centro, appositamente tornita così da avere un ottimo centraggio per il lancio in orizzontale.
Per quanto riguarda le corde utilizzo o Kitty String gialle Fat, oppure Highlights gialle normal, dipende dallo shape dello yoyo che sto usando.
Non uso guantini, ma prima di ogni gara lavo sempre le mani per togliere il sudore.

8 ) Pareri sullo yoyo in italia, anche paragonata alla scena Europea.

In Italia putroppo lo yoyo sta un pò calando negli ultimi tempi, vuoi perchè non tutti riescono a ritagliare del tempo per giocare, allenarsi e quindi partecipare a contest, ma nonostante tutto ci sono giocatori che comunque riescono a puntare alto, ad esempio Blanchard il quale sponsorizzato dalla CLYW riesce ad avere un ottimo pubblico mondiale da parte sua, lo stesso vale per Francesco Gioia, sponsorizzato dalla Yoyofactory, lo stesso Lorenzo Sabatini, amatissimo a livello europeo e mondiale è conosciuto da tutti, Danny sponsorizzato dalla Zeekio, Iced monta sempre tanti video e sponsorizzato dalla Oxy, e il non plus ultra Nikooe.

Tutti noi cerchiamo di dare il massimo come italiani e di farci sempre riconoscere ottimi giocatori nella scena Europea, che purtroppo a volte ci sminuisce, ma non per questo è un motivo di scredito, anzi, ma di impegno per tutti noi nel tentare di fuori uscire da questo stereotipo dell’Italiano e dare il massimo non solo nei contest, ma come Associazione Italiana di Yoyo.

9) Considerazioni finali: Cosa significa per te giocare con lo yoyo?

Non si può descrivere cos’è lo yoyo.

Le persone mi riconoscono per strada perchè sanno che gioco con lo yoyo, i miei amici durante le serate mi chiedono: ehi facci due pezzi con lo yoyo. Ho trovato lavoro come animatore per bimbi grazie allo yoyo. Ho la presunzione di poter dire di avere amici sparsi in tutta Italia. Sono riuscito a mostrare alle persone ciò che sono veramente grazie allo yoyo.

E non è l’essere competitivo, ma avere cuore e passione per un qualcosa di così piccolo, che riesce a tirare fuori così tante emozioni da farci urlare nel vedere uno di noi fare un trick allucinante, è quella cosa che ci spinge a fare kilometri su kilometri pur di raggiungere il punto di incontro per rivedere quelle persone con cui adori passare del tempo e condividere la stessa passione.

Tutto questo, questa vita che io vivo, questo mondo in cui mi trovo è solo ed esclusivamente grazie a questo oggetto comunemente chiamato Yoyo.

Ma per me è molto di più di un semplice giocattolo che fa “su e giù”

Per me è vita.
E non potevo desiderarne una migliore.

p.s. Vorrei ringraziare Mio fratello per tutto, perchè senza di lui non sarei qui a scrivervi.