Produttori Italiani: Roo-yo

Rooyo
Sito www.2yo.it
Attivo dal 2003
Fondatore Stefano Tomaso “steeve” Benassi
Modelli 4

Breve storia

L’idea di creare lo yo-yo perfetto viene fuori nel 2003 in una sera mediamente alcolica dall’incontro di Steeeve e dell’ING. Taso.

Steeeve da qualche mese aveva prestato a Taso uno yo-yo (uno di quei prestiti di nome, in pratica un regalo) e lui, da bravo ING. aveva iniziato a pensarci, a studiarlo, ad usarlo, a smontarlo ed infine si era presentato a Steeeve con una sola frase: “e se ne facessimo uno noi?”.

Sulle prime un po’ titubante (CIRCA 5 SECONDI) lo Steeeve, dopo un profondo ragionamento (3 secondi) rispose con una frase che lo ha lungamente reso celebre: “perché no?”…
Vorrei poter dire che da lì il passo fu breve, non è vero, tra l’idea più volte modificata ed il primo prototipo del Roo-Yo passò circa un anno, ma le soddisfazioni ed il divertimento nel progettare, nel far testare e nel creare furono veramente tante.

Nel 2004 nacque infine il primo prototipo del Roo-Yo, caratterizzato dalla lavorazione modello “palla da golf” diversa da qualsiasi yo-yo in commercio e che dava allo yo-yo un aspetto veramente unico e dal sistema di ritorno completamente innovativo che si basava su dei micro o-ring inseriti in apposite cave all’interno degli scudi (S.I.D.R.O. M.S.).

A fine 2004 partì la prima produzione con alcune modifiche di peso, l’aggiunta della micropallinatura e dell’anodizzazione. In seguito, spinti dalla voglia di migliorare propria del Taso furono prodotti dei nuovi modelli: il Roo-Yo SV (Small Version), il Kaizen ed infine l’HF.

Scheda


Roo-yo (2003/2005)
Alluminio, anodizzato in vari colori, micropallinato, peso 69 grammi cuscinetto Konkave by Frank, la lavorazione a palla da golf ricuce l’attrito con l’aria per ottenere temi di rotazione maggiori.
L’innovativo sistema di ritorno permette di regolarlo in base ai gusti del giocatore mettendo o-ring in gomma o silicone, variandone il numero da 1 a 4 o inserendoli più o meno profondamente nelle cave.

Pregi: yo-yo molto stabile – tempi di rotazione molto lunghi – facilità di utilizzo
Difetti: la lavorazione a “palla da golf” non permette grind di lunga durata.


Roo-Yo SV (2004/2005)
Alluminio, anodizzato in vari colori, micropallinato, peso 55 grammi cuscinetto Konkave by Frank, stessa lavorazione del precedente ma larghezza ridotta ed aggiunta di una cava centrale per spostare le masse e dare comunque uno sbilanciamento dei pesi verso l’esterno.

Pregi: yo-yo stabile molto veloce ottimo per i passaggi di corda molto stretti.
Difetti: tempi di rotazione ridotti rispetto alla versione standard.


Kaizen (2005/2006)
Alluminio, anodizzato in vari colori, micropallinato, peso 67 grammi cuscinetto Konkave by Frank, sistema di ritorno come i modelli precedenti, nessuna lavorazione aggiuntiva sugli scudi, micropallinatura e anodizzazione con il metodo shine2000, brevetto di un’azienda italiana che conferisce all’alluminio trattato una scorrevolezza maggiore e ne fa quindi un ottimo yo-yo anche per i grind.

Pregi: yo-yo molto stabile – tempi di rotazione molto lunghi – grind di lunga durata.
Difetti: la curva interna delle coppe rende difficoltosi i thumb grind.


HF (2007/xxxx)

Scudi in Delrin con centraggio in alluminio inserito per interferenza cuscinetto Konkave by Frank. Sistema di ritorno: silicone auto livellante colato nelle cave all’interno degli scudi.
L’utilizzo di questo polimero plastico, visto il peso specifico molto minore rispetto all’alluminio utilizzato nei precedenti modelli, ha permesso un cambiamento radicale della forma e di conseguenza delle caratteristiche di gioco dello yo-yo: il materiale, noto per le proprietà auto lubrificanti, lo rende ideale per i grind e ed i Thumb grind, i tempi di rotazione sono rimasti molto alti ed il silicone come sistema di ritorno o in alternativa i pad rendono questo yo-yo adatto a tutti.

Dopo una prima run di test di soli 25 esemplari la produzione è ripresa, visto le insistenti richieste, nel 2008 in due colori, bianco e nero.

Pregi: yo-yo stabile – tempi di rotazione lunghi – Grind di lunga durata e ottimi thumb grind.
Difetti: le dimensioni dello yo-yo maggiori rispetto all’alluminio rendono un po’ più complicati i giochi di corda.

Intervista a steeeve

steeeve

Raccontaci qualcosa di te

Sono steeeve, gioco con lo yo-yo.
Ho iniziato a giocare con lo yo-yo un sacco di tempo fa e da un sacco ho quasi smesso: nel senso che non passo più le ore a giocarci, però ne ho sempre uno con me (quasi sempre uno dei miei ma non disdegno un raider o altri modelli old school) e spesso quando ho due minuti liberi lancio un trapeze… puntualmente arriva qualcuno che mi chiede “me lo fai provare?” e passo la mezz’ora successiva a far provare degli sleeper alla gente con uno yo-yo professionale.

Da dove deriva il nome Roo-yo?

Roo-Yo deriva da Rujo, termine veneto di cui provo a dare una spiegazione
Rujo è un modo di essere, e non è che si crea, o lo sei o non lo sei.
Se sei fondamentalmente portato a fare casino con gli amici, a schiamazzare, ogni tanto a disturbare, spesso a non preoccuparti degli sguardi degli altri… ecco, sei rujo.
tutto nacque durante un meeting di yo-yo in Puglia a casa di fratello Saxa: dopo un litro di vino bianco (io non lo reggo), dei ricci crudi, una serata di eccessi, qualche grappa e della sambuca… insomma una serata un po’ eccessiva, si finì in spiaggia e si creò il team Roo-Yo , (io non c’ero ero in macchina e non stavo proprio bene)… mossi a pietà gli altri membri decisero di inserirmi d’ufficio nel team e di nominarmi presidente, il nome Roo-Yo è dedicato a tutti gli amici che giocano con lo yo-yo.

Come hai conosciuto lo yoyo? Come hai cominciato?

Ho cominciato a giocare con lo yo-yo per caso nel 1991, prima con i classici assi fissi in legno, poi con un brain yomega regalatomi dall’allora donna della mia vita (fino a che non è finita)… da lì è stata tutta discesa: grazie ad un banchetto di Agile trovato a Ferrara per caso, ad una paio di gite a Londra fino al momento culminante: una trentina di amici si sono messi d’accordo e mi hanno regalato un SB2, il primo arrivato in Italia.
Da qui ho iniziato a fare demo, a comprare yo-yo, a riceverne in regalo ed infine a costruire i miei.

Raccontaci la tua carriera di Yoer

Si dice che io sia il primo giocatore in Italia, il mio livello comunque non si è mai mosso molto ;-).
Ho cominciato nel 1991 ma i miei passi da gigante li ho fatti nel 1995 con la scoperta di internet: prima i miei trick si basavano sulle indicazioni riportate sulle scatole degli yo-yo;
trovando solo materiale in inglese ho deciso di creare un primo sito per vedere se qualcuno in Italia condivideva questa passione, la mia prima Home Page cominciava con “Ciao mi chiamo Stefano e gioco con lo yo-yo”…

Creai il primo guestbook, la prima mailing list, e i primi raduni e gare nazionali in collaborazione con l’importatore della BC e dell’SB2.
Nel 1997 conobbi Harry Baier e iniziai a gestire le cose con loro in maniera più seria e strutturata basandomi sul modello da loro creato in Germania.
Il resto è leggenda.

I momenti più significativi/emozionanti: persone incontrate, eventi

Il mio primo Brain, l’inizio di tutti.
Il mio primo SB2.
La partecipazione a domenica in.
L’incontro con Harry Baier e la sua filosofia dello yo-yo.
La creazione di Yoyomaniacs.
L’apparizione su Cronaca Vera per i nazionali di yo-yo di Genova del 2000.
La fondazione di: “yoyomaniacs associazione italiana yo-yo”

Chi ti ha più influenzato ? Quali sono i tuoi maestri?

Harry Baier è stato quello che mi ha fatto capire che dietro un gioco poteva esserci tanto.
Gli amici che giocavano e che tutt’ora giocano con me e che non hanno perso la passione o almeno la voglia di incontrarsi.

Domandona finale: cos’è per te lo yo-yo?

Un gioco, uno sport, una scusa per incontrare persone con cui ho condiviso un sacco, un tatuaggio sulla schiena, una motivo per viaggiare, molto spesso un ottimo fermacarte: ne ho almeno 3 sulla scrivania in questo momento ;-).